Prigionia

I soldati italiani, già sparpagliati su fronti diversi e distanti, si disperdono ulteriormente una volta fatti prigionieri dagli Alleati. Dall'Unione sovietica agli Stati Uniti, dalla Gran Bretagna al Sud Africa, dall'Australia all'India: vivono vicende differenti, spesso ai limiti della sopravvivenza. La vita e i destini di questi soldati variano molto a seconda del luogo in cui finiscono: se la prigionia in mano anglo-americana è generalmente buona, quella francese e sovietica sono molto più difficili. In tutti, all'esperienza umiliante della cattura subentrano la noia, la nostalgia di casa e un senso di inutilità.

Numeri dei prigionieri

Numeri

2968

Numero totale di militari

9%

Percentuale di militari rispetto al totale

Armi

IN CHE REPARTI SI REGISTRANO IL MAGGIOR NUMERO DI PRIGIONIERI?

La visualizzazione del grafico evidenzia chiaramente come il numero di prigionieri sia stato più elevato nei reparti di fanteria. Molti di questi soldati appartenevano ai reparti impegnati sui fronti dell’Africa orientale e settentrionale, i fronti con il maggior numero di prigionieri.

Come leggere il grafico?

Ogni segmento del grafico radiale rappresenta un’arma. La lunghezza della barra e l’intensità del colore sono proporzionali al numero di soldati coinvolti: più lunga e scura, maggiore è il numero di soldati per quell’arma.

Anno di nascita

QUAL È LA CLASSE DI LEVA CON PIÙ PRIGIONIERI?

In questo grafico sono rappresentati i soldati fatti prigionieri suddivisi per anno di nascita. La maggior parte dei soldati è stata catturata dai britannici in Africa orientale e settentrionale. Altri fronti significativi per numero di prigionieri sono quello greco-albanese e orientale. Dal nostro database emerge che la maggior parte dei prigionieri sono nati nel 1920.

Come leggere il grafico?

Ogni barra rappresenta il numero di soldati per un determinato anno di leva. L’altezza della barra è proporzionale al valore.

Morti e dispersi

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